Portraits

Figurazione 1
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Figurazione 6
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Figurazione 1
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Carmelo Cotroneo

2020

La mostra “Portraits” rende omaggio alla raffinata ricerca pittorica di Carmelo Cotroneo,  da sempre improntata ad un solido astrattismo. 

 

Il fil rouge di queste opere è l’uso impetuoso e vibrante del colore, che vivifica le immagini trasfigurando l’espressione in emozione. Una grammatica compositiva che si articola secondo la “tavolozza primaria” di tonalità intense e profonde, eletta dall’artista a paradigma primordiale della visione. Una pittura soda, compatta, volumetrica, fatta di masse cromatiche che si intrecciano ma non si mescolano mai. Colore puro che non rappresenta, ma semplicemente è.

Nell’atto creativo l’artista è un tutt’uno con l’energia vitale che insistentemente manipola la materia, per scomporla e ricomporla in un rigoroso dinamismo plastico che “mette ordine” in questo caos apparente. La trama “domata” di queste s-composizioni è sapientemente orchestrata dal ritmo incalzante delle direttrici ortogonali, che vigorose attraversano lo spazio pittorico per proiettarsi oltre i confini del visibile.

Nella fase più matura della sua ricerca, l'artista riscopre il potere evocativo dell'elemento umano secondo i dettami di un’estetica post-figurativa di respiro internazionale. Nei ritratti, i volti impressi sulla tela si manifestano come tracce di una “figurazione tradita” e qui ritrovata, che senza cedere al virtuosismo come mistificazione della realtà, ne riscrive l'essenza.

 

“Quella di Carmelo Cotroneo è una pittura infuocata, fatta di lame rosse e colate scarlatte. [...] Agisce su piani diversi, che a volte si stagliano altre volte si confondono; il rosso è lacerato da colpi di giallo, di nero, di azzurro; la pennellata è vibrata, screziata, mossa. L’universo visivo si apre ad una vivace conformazione, che ingloba occhi in lacerti di colore puro, allusioni anatomiche in frammenti di materia pittorica, mettendo in relazione linee concluse con campiture aperte e aree a larghe pennellate con segni rapidi e brevi."          (Tratto da “Filo rosso”, di Tonino Sicoli)